GILDA BISTROT
“Adoro le sedie che scricchiolano: hanno carattere.”
“Amo i tavoli di legno che raccontano storie di un secolo fa.”
“Sedersi in un bistrot d’epoca è viaggiare senza muoversi.”
“Ogni piatto vintage ha più fascino di uno moderno.”
“Se non c’è profumo di legno, vino e carta antica, passo oltre.”
“Vivere è un’arte, e ogni dettaglio conta.”
“Amo il caos elegante di lampade, tavoli e bicchieri stanchi.”
Se vi riconoscete in una o più di queste frasi, o meglio ancora, se avreste potuto dirle voi, allora questo è un posticino che dovete conoscere.
Questo piccolo tesoro si nasconde nel cuore più autentico di Firenze, all’interno del suo più antico mercato: quello di Sant’Ambrogio. Tra banchi di frutta, pane sciapo, lampredotto e profumi di quartiere, un caos vivo e colorato assolutamente da non perdere.

Gilda Bistrot si trova proprio lì. Un locale autentico, che si distingue dal resto del quartiere, un piccolo miracolo urbano dove ogni angolo sembra sussurrare storie d’altri tempi. Tra arredi vintage, oggetti che sembrano avere più anni di quanti possiate immaginare e un’atmosfera intrisa di Art Nouveau, giocosa e un po’ stravagante, il locale sorprende a ogni passo. Soffitti a cassettoni, vecchie applique, centrini e splendidi piatti in porcellana, tutti diversi tra loro, così come i bicchieri, creano un insieme armonioso e affascinante. È un rifugio per chi ama l’autentico e l’insolito, un piccolo segreto da custodire.


Gilda, fiorentina purosangue, instancabile e iper-vivace, insieme a suo figlio William, trasformano ogni visita in un’esperienza che stimola occhi, palato e curiosità: qui ogni oggetto, ogni stampa e ogni dettaglio sembra raccontare la propria storia. Un piccolo locale che sembra strappato a una pagina di Hemingway, frequentato da chi sa riconoscere i “posti veri”. Una gemma da tenere per sé e offrire solo a chi ne farà buon uso.




La cucina parla italiano, ma con un accento toscano che non si nasconde. I piatti sono quelli “di casa”, quelli che un tempo stavano sulle nostre tavole, con qualche guizzo sparso qua e là, giusto per non farvi annoiare. Il menù segue le stagioni e quello che passa al mercato. Tradizione solida sotto i piedi, con qualche spigolo lasciato apposta.
Dopo il prosecco e l’entrée di benvenuto, il menù (meravigliosamente scritto a mano) parte subito con i primi. Antipasti? Non ce ne sono, e non chiedetemi perché. Difficile scegliere tra le Tagliatelle con battuta di daino e i Pici al ragù di quaglia: li ho assaggiati entrambi e, vi giuro, erano mondiali.
Per la Zuppa di cannellini e verza ci sarà un’altra occasione; stasera ci concentriamo con grande soddisfazione sui Fagotti di burrata con burro, salvia e riduzione di carne e sui Tortelli mugellani con carciofi e caciocavallo.

PROSECCO E ENTREÈ DI BENVENUTO

TAGLIATELLE CON BATTUTA DI DAINO

PICI AL RAGÙ DI QUAGLIA

FAGOTTI DI BURRATA CON BURRO, SALVIA E RIDUZIONE DI CARNE

TORTELLI MUGELLANI CON CARCIOFI E CACIOCAVALLO
La mano felice si percepisce anche nei Fegatelli sfumati al verduzzo e nell’Arrosto morto di colombaccio e olive: due piatti rustici, cucinati con misura e rispetto. Di grande attrazione e sapore sono poi le Polpette di manzo fritte e rifatte e la carne di Fassona piemontese, che si potrebbe misurare in carati: la Tagliata Cazzamali, accompagnata da un grande toscano, l’Olio Caprili. Opzioni altrettanto notevoli erano la Lingua di vitello grigliata con la loro maionese, una Steak tartare, il Peposo (solo a cena) e un piatto di pesce: cuore di filetto di baccalà su letto di cavolfiore in crema e cicoria.
Tripudio di contorni che rischiano di rubare la scena ai secondi: Mamma ripiena, Purè di patate rosse di Avezzano, Finocchi al vapore, Radicchio rosso brasato, Ceci all’olio e Cavolfiore alla contadina.
Per quanto riguarda il "bere" ci sono diverse bottiglie, il mio consiglio è il vino della casa: fa il suo dovere e lo fa bene.

FEGATELLI SFUMATI AL VERDUZZO E PURÈ DI PATATE ROSSE DI AVEZZANO

ARROSTO MORTO DI COLOMBACCIO E OLIVE

POLPETTE DI MANZO FRITTE E RIFATTE E CAVOLFIORE ALLA CONTADINA

TAGLIATA "CAZZAMALI" CON OLIO "CAPRILI" E MAMMA RIPIENA
Nei dolci, due voci sono davvero irrinunciabili, almeno se amate i sapori napoletani: la Pastiera e il Babà al rum fantasia. Un altro “cult” è la Foresta Nera, mentre se cercate freschezza c’è l’Affogato al caffè. Seguono la Zuppa inglese, la Delizia al limone, la Torta Caprese, la Cheesecake di Robiola “Il Saracello” cotta e la Vaniglia Bourbon. Immancabili i Cantucci col Vinsanto, che in Toscana raccontano sempre di casa e tradizione.
Il Bistrot di Gilda non è perfetto, e non vuole esserlo. Forse il rosso dei capelli di questa splendida signora è il segno della passione che mette in tutto ciò che fa. Che lo si voglia o meno, ci si trova di fronte a un locale che, in un panorama sempre più appiattito sull’uniformità, si distingue come una vera eccezione.

GILDA BISTROT
- Piazza Lorenzo Ghiberti, 40-red, 50122 Firenze FI
CHIUSO DOMENICA
IL LOCALE È STATO VISITATO IL 22 Gennaio 2026. EVENTUALI VARIAZIONI SUCCESSIVE POTREBBERO NON ESSERE RIPORTATE NELLA NOSTRA DESCRIZIONE.






